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Bancari

Museo Virtuale

Storia Economica nello Specchio delle Carte Valori d'Epoca


Su queste pagine Le proponiamo alcuni documenti di particolare interesse storico ed artistico difficilmente reperibili, molti dei quali appartenenti a collezioni private. Si consiglia, tuttavia, di prendere contatto con noi in caso di specifico interesse.


Sino Italian Bank Ltd.
Banca Italo - Cinese




Tientsin 28 giugno 1921.
Il titolo è stampato su carta spessa con fronte
in ideogrammi cinesi e retro più sobrio in inglese.
La versione cinese è racchiusa da una cornice con motivi floreali,
quella inglese da una profilatura stilizzata che insinua lo stile Liberty

L’AVVENTURA del  CREDITO ITALIANO
in ESTREMO ORIENTE / 2,50% Sino - Italian Bank


Dopo la prima tragica guerra sino-giapponese combattuta tra il 1894 e il 1895, la Cina fu costretta ad accettare nel suo territorio la presenza militare di delegazioni straniere, compresa quella italiana. Qualche anno dopo, nel 1900, in seguito alla fallita rivolta dei Boxer, le delegazioni straniere rafforzarono la propria presenza, insediandosi permanentemente in varie città costiere cinesi. Anche l’Italia chiese una concessione territoriale ma la sua richiesta non fu accolta. Un paio di anni più tardi, nel 1902, fu concesso alla delegazione italiana mezzo chilometro quadrato nell’area portuale di Tientsin - oggi nota come Tianjin ovvero porta celeste - con una banchina lungo il fiume Pei-ho, come Amministrazione Speciale. L’insediamento sembrava un vero e proprio centro residenziale costituito da case con giardino, strade lineari, piazze con monumenti, la chiesa, il municipio e la caserma. Lo sviluppo di nuove relazioni commerciali e finanziarie tra Italia e Cina prese avvio proprio dalla presenza di tali insediamenti e di navi italiane.

Dopo la fine della prima guerra mondiale, il Credito Italiano volle seguire le orme delle compagnie commerciali delle Indie, britannica e olandese. Vennero così fondate due compagnie commerciali: la AGEO per l’Oceano Indiano e la CIDEO per l’Estremo Oriente. Successivamente, nel 1920, sempre per iniziativa del Credito Italiano e di gruppi finanziari cinesi, fu costituita la Sino Italian Bank.

Qualche anno dopo, nel 1924, l’istituto divenne interamente di proprietà del Credito Italiano e adottò una nuova ragione sociale: Banca Italiana per la Cina o Italian Bank of China con sede a Shanghai e filiale a Tientsin. Nei primi due decenni del XX secolo la presenza italiana in Cina aumentò considerevolmente tramite imprese commerciali e finanziarie (tra cui l’Italian Trading Company, la Società Bancaria Manzi e la Società Bancaria Milanese) e grazie a lavoratori impiegati nella costruzione di strade e ferrovie, marinai e uomini d’affari.

La Banca Italiana per la Cina operava soprattutto nel finanziamento di attività di import-export con le relative operazioni di cambio, oltre ad espletare le ordinarie attività bancarie come l’erogazione di crediti nella valuta locale. Si utilizzava l’inglese come lingua di lavoro per le transazioni, anche se tutti i documenti ufficiali erano scritti con gli ideogrammi cinesi. Il personale dell’istituto di credito era composto in maggioranza da cinesi con un alto livello culturale e un’eccezionale preparazione professionale. Vennero mantenute molte abitudini locali come gli abiti tradizionali del personale, il cibo cinese accompagnato da abbondanti razioni di tè, l’abaco per il calcolo e il pennello per scrivere. Vi era anche una figura particolare: il “compradore”, una specie di appaltatore di servizi per le imprese europee che si trasferivano là. In tale caso specifico il “compradore”, dopo il deposito di una cauzione, si preoccupava di garantire l’ingaggio e la produttività del personale locale e gestiva la cassa soltanto con una funzione di controllo. Era anche l’interprete ufficiale, ruolo estremamente importante e delicato, la cui firma, sostituita da un timbro speciale noto come “chop”, autenticava tutti i documenti, assegni compresi. Inoltre la Banca Italiana per la Cina sperimentò i primi accrediti su conto corrente degli stipendi dei dipendenti europei. Nello stesso periodo vennero lanciate altre imprese economiche come la Banca Commerciale e Industriale per l’Estremo Oriente e una compagnia italiana per la promozione dei prodotti nazionali in Cina. All’epoca l’Italia esportava verso il paese asiatico soprattutto manufatti, tessuti di lana e fibre artificiali, mentre importava semi oleosi, seta grezza o shantung e cascami di seta, nonostante i collegamenti tra i due paesi fossero limitati ad uno scalo mensile del Lloyd Triestino.

Durante la seconda guerra mondiale, tutte le filiali della banca vennero chiuse e i dipendenti italiani reclusi in campi di prigionia. Dopo la fine del conflitto, l’istituto si trovò a fronteggiare una situazione molto difficile con vari problemi, dal recupero del patrimonio al rilancio delle proprie attività fino alla ricerca di una nuova visibilità. La sede legale fu trasferita da Shanghai a Vaduz, capitale del Liechtenstein, per tutelare i beni della banca da qualsiasi rivendicazione politica e per trasformare la società senza lasciare una parte del capitale in Cina per motivi fiscali. Infine, nel 1950, il Consiglio di amministrazione decise l’ampliamento degli obiettivi sociali alle attività finanziarie e la modifica della ragione sociale in SINIT - Società per Iniziative Finanziarie, Bancarie e Commerciali. Così si concluse l’originale esperienza bancaria italiana in Cina alla soglia di una nuova era finanziaria.


Banca Popolare Cooperativa Anonima di Novara

Azione nominativa cumulativa da 50 Lire. Novara 1924. 45x16 cm.

Decorativi pannelli laterali in cui spiccano i campanili della Basilica di Novara e la storica sede della banca, divenuta Banca Popolare di Novara negli anni Quaranta.


Banca Bergamasca di Depositi e Conti Correnti
Azione al portatore da 100 Lire. Bergamo 31 gennaio 1925.

Si tratta diì uno dei titoli bancari italiani più decorativi la cui grafica, realizzata dal disegnatore S. Talman, è particolarmente ricca di fregi, motivi ornamentali, personificazioni simboliche, puttini e beneauguranti cornucopie. Stemma araldico della città lombarda in alto. Nel campo inferiore suggestiva veduta del lussuoso edificio che ospitava la banca e della Piazza Vittorio Veneto su cui si affacciava; in risalto anche la Torre dei Caduti. A tergo medaglione con l’effige elmata di Bartolomeo Colleoni, celebre condottiero bergamasco del XV secolo a cui è dedicata la Cappella Colleoni di Bergamo.

Fondato nel 1873, fu il principale istituto di credito cittadino fino al 1929: contava infatti 30 agenzie in provincia di Bergamo, 4 in provincia di Milano, 1 in provincia di Cremona e di Como nonché una sede a Genova. In seguito a grosse insolvenze, nel 1932 venne chiesta ed accolta l'ammissione al concordato preventivo. La banca fu messa in liquidazione con deliberazione assembleare nel 1933. Il suo fallimento ebbe enormi ripercussioni su tutta l'economia bergamasca. L'immobile, già sede centrale della banca, venne ceduto alla Compagnia di Assicurazioni Milano che a sua volta lo alienò alla Banca Popolare di Bergamo.


Banca di Venezia
Azione nominativa di fondazione da 500 Lire. Venezia 1848.

Documento di straordinaria bellezza. Il Governo Provvisorio di Venezia con Decreto 25 luglio 1848 promosse la costituzione di una banca di sconto, depositi e conti correnti - la Banca di Venezia - allo scopo di sostenere la guerra di indipendenza d’Italia ed allo stesso tempo lo sviluppo economico della città. A tergo annotazioni manoscritte dal rappresentante della banca di emissione denominata Stabilimento Mercantile di Venezia da cui si evince che la Banca Veneta fu sciolta nel 1854.

(Fonte: Archivio di Stato di Venezia).


Banco Popolare di Procida  
Titolo nominativo di 2 azioni di fondazione da 50 Lire emesso a Procida nel 1874.

La suggestiva grafica del titolo ritrae sul lato sinistro Giovanni da Procida, uomo politico appartenente alla nobile famiglia dei Da Procida, signori dell’isola omonima dal XII al XIV secolo; nella parte superiore veduta del porto dell’isola.

Banca Sicula  
Certificato al portatore di 100 azioni da 50 Lire, non emessa. Trapani 1919.

La banca fu costituita nel 1883 come Banca Mutua Popolare di Trapani. Nel 1907 cambiò denominazione in Banca Sicula e nel 1994 fu assorbita dalla Banca Commerciale Italiana.  

Il merito della superba e attraente grafica del titolo, uno dei più decorativi del settore bancario italiano, va al noto disegnatore Plinio Codognato (1878-1940) (firma nel campo inferiore sinistro). Codognato si dedicò soprattutto alla grafica pubblicitaria: nel dopoguerra tutte le principali industrie italiane, Fiat compresa, lo incaricarono di disegnare manifesti e cartoline pubblicitarie.


3,75% Banca d'Italia
Credito Fondiario già della Banca Nazionale nel Regno d’Italia in Liquidazione - cartella obbligazionaria al portatore da 500 Lire rimborsabile per mezzo di estrazioni a sorte semestrali. Roma 1905.

Ai lati effige dell’Italia con corona turrita e stemma sabaudo. A tergo testo anche in francese e tedesco. Fu quotata alla Borsa Valori di Milano dal 1894 al 1936.

Banca Piccolo Credito Bergamasco
Certificato nominativa cumulativo di 55 azioni da 20 Lire. Bergamo 1932. 26x37 cm.

Nel campo superiore ovale decorativo con veduta dell’imponente edificio sede della banca; in quello inferiore ampia e suggestiva veduta della città lombarda con Bergamo alta sullo sfondo. Timbro relativo all’aumento del capitale sociale. L’istituto di credito, fondato nel 1891, incorporò nel 1929 il Piccolo Credito Bresciano, nel 1941 la Banca Regionale Lombarda di Milano e nel 1995 il Banco San Marco di Venezia. Nel 1989 il pacchetto di maggioranza passò al Credit Lyonnais. L’azienda tornò di proprietà italiana nel 1997, entrando a far parte della Banca Popolare di Verona.


Credito Romagnolo
Certificato nominativo cumulativo di 20 azioni da 100 Lire. Bologna 1947. 22x39 cm.

Pregiato documento ricco di motivi ornamentali. Rosone decorativo nel campo superiore con stemmi di Bologna, Faenza, Ravenna, Forlì e Rimini. Nella parte inferiore veduta panoramica stilizzata del capoluogo emiliano con le celebri due torri. Grafica di Cleto Capri.
L’istituto di credito fu fondato nel 1896 come Piccolo Credito Romagnolo da Giovanni Acquaderni, fervente laico cattolico, ispiratosi alle idee dell’enciclica Rerum Novarum che intendeva risvegliare il senso di responsabilità dei cattolici nelle attività sociali. In seguito alla sua trasformazione da società cooperativa in anonima, avvenuta nel 1914, la ragione sociale fu abbreviata in Credito Romagnolo. Assorbì vari istituti bancari fra cui la Banca dell'Appennino. Oggi, come noto, fa parte del gruppo Unicredit.


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